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Manifesto in difesa della lingua italiana
di Franco Manzoni e
Filippo Ravizza
Ostaggi della grande orchestra dei mezzi di comunicazione di massa e
imprigionati da una scuola incapace di sviluppare nelle nuove
generazioni il desiderio di incrementare le potenzialità della lingua,
assistiamo ogni giorno all'impotenza di un intero sistema culturale, il
nostro, di creare nuove parole. E contemporaneamente vediamo che questa
lacuna viene colmata attraverso l'assunzione massiccia ed indiscriminata
di termini stranieri. Apertamente, senza paura di essere fraintesi e di
abbarbicarci a nazionalismi di sorta, che sarebbero anacronistici,
rivendichiamo l'autodeterminazione linguistica del nostro popolo, la sua
identità, il suo diritto di godere di un rapporto paritario con le altre
entità linguistiche e l'integrità del nostro parlare. Siamo sulla soglia
del baratro: è, questo che viviamo, l'ultimo territorio su cui sarebbe
possibile intervenire per evitare la catastrofe linguistica, la perdita
dell'italiano, la sua definitiva incapacità di sopravvivere come
organismo pulsante in grado di connotare le nuove eredità.
Oggi dal cuore delle nostre Regioni iniziamo la
resistenza all'omologazione e lanciamo il nostro appello di poeti a
tutte le forze in campo: vi scongiuriamo di assumere le vostre
responsabilità nei confronti dell'italiano.
Giornalisti, politici, divulgatori scientifici, pubblicitari,
insegnanti non abdicate inutilmente all'unico strumento attraverso cui
passa ciò che ci identifica, la nostra lingua! E' questa la sola
condizione per non precipitare nel colonialismo culturale, per non
essere vittime dell'imperialismo linguistico.
Popolo italiano, lo sviluppo economico internazionale sta per
schiacciare la nostra identità collettiva. La battaglia è ardua, lo
scontro è già impari. Proprio per questo ci rivolgiamo a tutti voi : se
non ci penseranno gli intellettuali, che ognuno sia chiamato
quotidianamente a far vivere la lingua italiana!
Filippo Ravizza, nato a Milano nel 1951, poeta, critico
letterario e teatrale, già collaboratore dal 1979 al 1986 al Mondo e a
la Repubblica, dove si è occupato di poesia, letteratura e cronaca
culturale, ha diretto la rivista Margo. Lavora attualmente presso un
grande Ente.
Franco Manzoni, nato a Milano nel 1957, laureato in
lettere classiche, insegnante, epigrafista, poeta, critico, giornalista,
paroliere e autore di programmi RAI e di numerose pubblicazioni,
consulente della Triennale, collabora da 12 anni al Corriere della Sera
e dirige la rivista Schema.
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Perché è nato il "Manifesto in difesa
della lingua italiana"
Abbiamo ideato e redatto il "Manifesto in difesa della lingua italiana"
allo scopo di aprire con urgenza un dibattito che sia il più ampio
possibile sul destino stesso della lingua italiana. Il pericolo che
vediamo all'orizzonte e denunciamo con forza è quello della "perdita
dell'italiano".
La nostra lingua rischia infatti di divenire - nel breve arco di tempo
di una generazione - incapace di creare al proprio interno parole nuove
per designare concetti, fenomeni, oggetti e condizioni nuovi.
E vi è, se possibile, di più: la perdita di capacità di creare
neologismi, tratti anche dal vivo del cuore dei nostri dialetti,
corrisponde ormai con la perdita, questa più lenta ma altrettanto
potenzialmente irreversibile, delle strutture cardini dell'italiano,
quali ad esempio, il progressivo declinare del congiuntivo, e,
conseguentemente, il suo non uso, di cui già si stanno sentendo
concretamente gli effetti. Se questa sventura si avverasse in questi
termini, allora il nostro sistema linguistico cesserebbe di essere tale
divenendo una sorta di "sottoparlata spuria", subalterna all'inglese.
Per far fronte alla diaspora italica, invitiamo ogni singolo cittadino
italiano, oriundo o straniero amante dell'italiano ad osare finalmente
di più e a prendere una netta posizione anche propositiva sia per
aggregare le forze culturali all'interno del nostro Paese, sia per
rendere coese le nostre comunità all'estero. Riteniamo infatti che
questo che viviamo sia l'ultimo periodo storico in cui sarebbe ancora
possibile fare qualcosa per reagire e difendere la nostra
autodeterminazione linguistica. Aprire un dibattito, coinvolgere altri
intellettuali e cittadini di ogni ambito professionale e culturale, è a
questo punto essenziale per far sì che la sorte della lingua, intesa
come emblema stesso dell'identità culturale del nostro paese, venga
assunta alla nostra coscienza collettiva come prioritaria esigenza di
autoconservazione.
Autoconservazione più che mai necessaria oggi che inizia l'entusiasmante
cammino della costruzione dell'unità europea: solo valorizzando la
nostra storia, la nostra arte e la nostra cultura potremo infatti
partecipare a pieno titolo e con assoluta pari dignità all'edificazione
dell'Europa. Anche da un punto di vista più schiettamente economico,
merci, prodotti e servizi "italiani" continueranno ad esistere come tali
sui mercati internazionali solo fintanto che continuerà ad aver vigore
un "sistema Italia". E non si può certo pensare che di questo sistema
non faccia parte la lingua italiana.
Il "Manifesto in difesa della lingua italiana" è stato già diffuso nelle
Università di Milano, Torino e Venezia, attraverso dibattiti, convegni e
pubbliche affissioni. Contatti sono in corso con intellettuali francesi
e spagnoli nell'ottica di una alleanza necessaria e auspicabile tra le
lingue neolatine d'Europa. Particolarmente positiva è stata la risposta
dei francesi: abbiamo infatti già avviato contatti preliminari con i
funzionari dell'Agenzia della francofonia di Parigi che hanno espresso
interesse per il documento. Organizzare l'autodeterminazione
linguistica, organizzare una koinè diversa da quella inglese-americana
può infatti essere motivo di arricchimento culturale per tutti i popoli
del mondo nonché un obiettivo che veda oggettivamente vicine le lingue
italiana, francese , spagnola, portoghese e romena.
Tuttavia, l'impatto del "Manifesto" non si ferma qui, ad una alleanza
fra le lingue neo-latine: nei prossimi mesi Lubiana e Zagabria saranno
teatro per discutere il nostro testo; ovviamente tradotto nelle
rispettive lingue, poiché anche le popolazioni dei nuovi Stati dell'est
europeo intendono schierarsi a fianco di un movimento "transnazionale"
che, pur in una situazione cosmopolita e di globalizzazione, riesca a
salvaguardare l'identità collettiva linguistica di ogni singolo popolo.
di Franco Manzoni e Filippo Ravizza
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