SENATO DELLA REPUBBLICA
———– XIV LEGISLATURA ———–
N. 3539
DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa del senatore ZAPPACOSTA
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 12 LUGLIO 2005
———–
Istituzione della «Giornata della lingua italiana»
———–
Onorevoli Senatori. – L’obiettivo del presente disegno di legge, che si propone di istituire la «Giornata della lingua italiana», potrebbe apparire come l’introduzione di un’altra tra le tante ricorrenze e celebrazioni di cui è pieno il nostro calendario civile. In realtà, la «Giornata della lingua italiana» potrebbe configurarsi come una più ampia riflessione sulle nostre radici culturali e le nostre origini.
La lingua è una parte cospicua del patrimonio di un popolo, come il
paesaggio, come le opere d’arte. L’unità di lingua è stata, durante il
risorgimento, la prima risposta a chi affermava che l’Italia, frazionata in
staterelli, era soltanto un’espressione geografica. I diversi popoli che nel
corso dell’ultimo secolo si sono riuniti in nazione si sono sempre preoccupati
di darsi un’identità caratterizzata dalla lingua: l’ebraico è stato risuscitato,
il norvegese si è voluto differenziare dal danese al momento della separazione,
perfino il serbo e il croato stanno riscoprendo differenze non limitate alla
grafia. In Italia, nel corso dell’ottocento, i romanzieri riscoprivano nella
parlata toscana quello che Edmondo De Amicis battezzò felicemente «l’idioma
gentile». La conoscenza e la tutela del patrimonio nazionale rientrano fra i
compiti della politica. In questo periodo storico la lingua italiana ha bisogno
di tutela, sia sul piano internazionale sia all’interno.
Nell’Unione europea l’importanza dell’italiano sta diminuendo: la nostra
lingua non è più usata nelle conferenze stampa dei commissari, molti documenti
(per esempio i programmi di lavoro del Programma quadro per la ricerca e lo
sviluppo) vengono pubblicati soltanto nelle tre lingue considerate principali;
l’uguaglianza formale fra le lingue di tutti i cittadini dell’Unione rischia di
rimanere un pio desiderio, ed è contraddetta nei fatti. Non si tratta soltanto
di una questione di prestigio, peraltro non secondaria, ma della riduzione del
numero di posti di lavoro accessibili agli italiani, non solo nelle istituzioni
comunitarie, ma anche nella miriade di imprese e studi professionali che hanno
rapporti costanti con gli uffici della Commissione europea. Le critiche
pretestuose mosse nel recente passato al presidente italiano della Commissione,
per la sua asserita scarsa dimestichezza con le lingue più importanti,
dimostrano la poca considerazione di cui godono la nostra lingua e chi la usa in
circostanze ufficiali.
Più preoccupante è la situazione sul piano interno. Non si tratta qui di
voler contrapporre l’italiano ai dialetti locali, i quali costituiscono una
ricchezza e non una minaccia. Si tratta invece di contrastare l’impoverimento
della lingua, dovuto a pigrizia e ad ignoranza: l’uso sempre più scarso del
congiuntivo, l’incertezza nell’uso del passato remoto sono i sintomi di una
scarsa attenzione per il nostro patrimonio. Ancora più grave è la disinvoltura
con cui si introducono nella nostra lingua termini stranieri, molte volte
semplicemente per non fare lo sforzo di cercare un equivalente, spesso per
snobismo, talvolta per un complesso di inferiorità.
Non è il caso di demonizzare questo fenomeno: tutte le lingue si
arricchiscono con l’importazione di termini stranieri, e se scorriamo un
vocabolario etimologico ci accorgiamo di quanto siamo debitori ad altri popoli e
ad altre culture, che a loro volta sono debitori nostri per altri versi.
Negli ultimi tempi, però, la necessità di promuovere lo studio,
l’applicazione e la diffusione dell’italiano è auspicata da più settori della
politica e della cultura. Si veda ad esempio la ripetuta attività di denuncia
del presidente dell’Accademia della Crusca e di tutta l’Accademia; si vedano le
prese di posizione del nostro Governo. La risonanza di queste iniziative
tuttavia è piuttosto scarsa.
La proposta contenuta in questo disegno di legge vuole rendere partecipe la
popolazione dell’importanza della lingua, importanza che diventa ancora maggiore
in presenza di un flusso migratorio che ormai è diventato significativo: per gli
immigrati la conoscenza della lingua, e il suo uso attivo e passivo, è il primo
passo verso l’integrazione.
L’articolo 1 istituisce la «Giornata della lingua italiana» fissandola al 4
ottobre: una scelta significativa, poichè è il giorno della festa liturgica di
San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, ma soprattutto primo esponente
riconosciuto della letteratura italiana, che per primo utilizzò il «volgare» per
un componimento di natura poetica. Lo stesso articolo 1 spiega sinteticamente le
finalità della giornata celebrativa: promuovere lo studio approfondito, la
diffusione e la tutela della lingua italiana, in ambito nazionale ed
internazionale.
L’articolo 2 specifica le iniziative da svolgere, in tutte le scuole ed
università italiane, nel corso della «Giornata della lingua italiana».
L’articolo 3 istituisce un comitato per il coordinamento nazionale delle
iniziative per la «Giornata della lingua italiana», costituito dal Presidente
del Consiglio dei ministri, o da un suo delegato, e dai Ministri
dell’istruzione, dell’università e della ricerca e degli italiani nel mondo,
insieme ai rappresentanti di tre istituzioni che tutelano e promuovono a livello
internazionale la lingua italiana: l’Accademia della Crusca, la Società «Dante
Alighieri» e l’associazione «Allarme lingua».
Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 4 ottobre «Giornata della lingua italiana», al fine di celebrare la ricchezza e le peculiarità della lingua nazionale e promuovere il suo studio approfondito, la sua diffusione e la sua tutela in ambito nazionale ed internazionale.
Art. 2.
1. In occasione della «Giornata della lingua italiana», sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di riflessione, studio e celebrazione. Tali iniziative si tengono in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università, e vertono sulla ricchezza e le peculiarità della lingua nazionale e sui modi di conservazione e tutela dell’identità stessa della lingua.
Art. 3.
1. Il coordinamento nazionale delle iniziative per la «Giornata della lingua italiana» è affidato ad un comitato formato dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un suo delegato, dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dal Ministro per gli italiani nel mondo e da un rappresentante per ciascuno dei seguenti istituti: l’Accademia della Crusca, l’associazione «Allarme lingua» e la Società «Dante Alighieri».