DIS-ES 001
Interrogazioni parlamentari
discriminazione linguistica nell'Unione europea

Si è appena concluso l'Anno Europeo delle Lingue, il cui scopo, nelle intenzioni della Commissione Europea che l'aveva promosso, era quello di valorizzare le lingue e culture diverse in un'Europa che sta per ingrandirsi. A fronte di questo scopo dichiarato, ci si sarebbe potuto aspettare che nel 2001 la Commissione Europea intraprendesse azioni che garantissero, almeno sul piano dei principi, gli stessi diritti a tutti i cittadini, qualunque fosse la loro lingua materna. (clicca qui per scaricare la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue - file .pdf  zippato a 65 KB) )

Purtroppo non è questo che sta accadendo. Nell'ultimo anno, proprio quello denominato "delle lingue", enti e società che lavorano anche, e talvolta esclusivamente, per la Commissione Europea hanno fatto ricerche di personale aperte soltanto a persone cha hanno l'inglese come lingua madre [ 400 annunci di offerta d'impiego  a persone di madre lingua inglese ]. Anche agenzie della Commissione stessa in più di un caso ha offerto lavoro soltanto a persone di " English mother tongue " e " Native English ". Di fronte a proteste giunte da più parti, gli uffici della Commissione, per bocca dell'incaricata Anna Diamantopoulou sono stati costretti ad ammettere che si trattava di casi di discriminazione che vanno contro le dichiarate "pari opportunità". Il deputato inglese Charles Tannock aveva proposto di eliminare la discriminazione linguistica dalle forme di discriminazione citate nell'art. 21 della Carta Europea dei Diritti, non ha ritenuto di dover procedere a questa eliminazione. Finora il presidente Prodi non ha preso una posizione ufficiale; interpellato per l'Unione Esperantista Europea che difende il principio fondamentale dell'uguaglianza linguistica ( Manifesto di Praga ).

Tuttavia la Commissione non ha ritenuto finora di rifiutare la collaborazione con società ed agenzie che applicano discriminazione linguistica nelle assunzioni, rinviando pilatescamente la responsabilità al governo belga, visto che la maggior parte di queste compagnie ed agenzie risiedono a Bruxelles. Il ministro belga per le pari opportunità, Laurette Onkelinx, rispondendo ad una interrogazione parlamentare il 28 novembre 2001, ha affermato: "L'assunzione di persone con una determinata lingua materna implica che queste siano o siano state cittadini di un certo stato membro, e questo va contro la libera circolazione dei lavoratori, come affermata nel paragrafo 39 del Trattato di Roma." Le conseguenze di questa presa di posizione del governo belga sono state limitate: molte offerte di lavoro sono state riformulate con la richiesta di "conoscenza perfetta dell'inglese", e il risultato è praticamente lo stesso.

Articolo 2: D ichiarazione universale dei diritti umani

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione...  

Interrogazione scritta E-4100/00 di Bart Staes (Verts/ALE) alla Commissione (10 gennaio 2001). Oggetto: Discriminazione linguistica nell'Unione europea