
Signor Fernand Thurmes
Direttore Generale della Traduzione
Commissione Europea
1049 Bruxelles ( Belgio )
p.c. Romano Prodi
Presidente della Commissione
p.c. David O'Sullivan
Segretario Generale della Commissione
Signor Direttore Generale,
Su iniziativa dell'Observatoire International de la Langue Française (OILF), sostenuto e spinto da numerose associazioni di difesa delle lingue nazionali, la Commissione Europea aveva deciso, all'inizio dell'anno 2002, di finanziare e coordinare un Colloquio sul "Multilinguismo nelle istituzioni europee e in Europa". Le associazioni di difesa delle lingue, nella loro qualità di rappresentanti della società civile, avevano chiesto di partecipare al colloquio e contribuire alla sua preparazione. Tuttavia, al fine di preparare il suddetto colloquio, la Commissione ha deciso di tenere una riunione alla quale le associazioni di difesa delle lingue non sono state invitate con la motivazione che si trattava di una riunione preparatoria ristretta e che le associazioni sarebbero state invitate al colloquio vero e proprio.
La riunione preparatoria ha avuto luogo il 27 e 28 Gennaio 2003, a seguito della quale la Commissione ha deciso di non tenere il colloquio vero e proprio, sotto la sua responsabilità, ma di essere disposta a finanziarlo se l'OILF e gli istituti culturali se ne fossero fatti carico congiuntamente. Nonostante la richiesta esplicita dell'OILF e i ripetuti sforzi delle associazioni di difesa delle lingue che hanno collaborato, per sensibilizzare la Commissione Europea e le altre istituzioni, sulla questione linguistica, nessuna decisione è stata presa a tutt'oggi per tenere il colloquio sul multilinguismo per il quale la Commissione si era impegnata quasi due anni fa'.
Apprendiamo, con molta preoccupazione, che la tenuta del colloquio sarebbe bloccata dal British Council e dall'Alliance française, i due istituti di formazione linguistica, che rappresentando le due lingue più privilegiate delle istituzioni europee e che non hanno alcun interesse a un dibattito esauriente sul problema del multilinguismo europeo, per ragioni del tutto evidenti. Compito della Commissione è di salvaguardare l'interesse generale e, per questa ragione, le chiediamo, Signor Direttore Generale, che nella Sua qualità di responsabile della politica linguistica della Commissione e del Colloquio di rimuovere gli ostacoli che ormai da quasi due anni si oppongono a un dibattito sulle lingue.
Nessuno ha, infatti, mai spiegato agli Italiani, secondo quali criteri la Commissione abbia ritenuto come lingue di procedura: il francese, l'inglese e il tedesco che sono le lingue di tre dei quattro "grandi" dell'Unione lasciando da parte l'Italia che è il quarto.
La situazione linguistica, in seno alle istituzioni europee appare tra le più preoccupanti. Secondo le voci che trapelano, il Gruppo Antici del Consiglio sta studiando un modus vivendi linguistico, in vista delle nuove adesioni, sulla base del documento della presidenza danese, che non aveva trovato alcun consenso in seno al Consiglio Europeo. Queste voci sono inquietanti, per tutti, ma in maniera particolare per l'Italiano che nonostante la sua qualità di lingua di uno dei quattro grandi Stati Membri dell'Unione e Membro Fondatore della Comunità Europea, è senza dubbio alcuno, la lingua più discriminata.
Apparentemente, l'orientamento del gruppo Antici sarebbe quello di consacrare un sistema basato su tre lingue: francese, inglese e tedesco e che questo nodo centrale sarebbe accompagnato da misure, tra le più antidemocratiche e tra le meno "comunitarie" immaginabili, le quali, predisporrebbero dei contingenti di traduzione-interpretazione per ogni Stato Membro aldilà dei quali ognuno dovrà pagarsi le proprie traduzioni-interpretazioni, trasformando, in tal modo, questi servizi in una specie di shopping-center à la carte.
Indipendentemente dal fatto che, un sistema linguistico di questo tipo occulta completamente la dimensione politica dei Servizi linguistici che, vengono in tal modo equiparati ai servizi di una qualsiasi manovalanza, allorché l'Unione Europea ha bisogno urgente di una politica linguistica degna di questo nome, la cosa che colpisce di più è che il sistema farà pesare sui Paesi la cui lingua, non è lingua di lavoro effettiva, i costi dei servizi di traduzione e di interpretazione.
Tenuto conto di quanto precede e della nostra profonda preoccupazione
per l'avvenire dell' italiano, le chiediamo, signor Direttore Generale, di permettere un vasto dibattito sulla situazione linguistica in seno alle istituzioni europee, che sia premessa di una vera e propria politica linguistica, mediante la tenuta del Colloquio sul multilinguismo, a corto termine, in un contesto politico utile che permetta di prepararsi all'ampliamento, su basi concrete e avendo ascoltato le parti interessate tra le quali coloro che rappresentano la società civile.
Voglia gradire, Signor Direttore Generale, l'espressione della mia alta
considerazione e stima.
Giorgio Bronzetti