Su La Repubblica del 23 giugno l'articolo “Imparare le lingue straniere è tutta una questione d'istinto”, a firma Francesco Vernice, riferisce delle ricerche effettuate dal S.Raffaele di Milano e dall'Università di Amburgo nel campo linguistico in seguito alle quali risulterebbe che le regole grammaticali sarebbero originate nell'area di Braca, dando così ragione a Chomsky che sosteneva che il linguaggio umano sia innato e che vi sia una grammatica universale delle lingue. Nell'articolo si afferma inoltre che il sogno di Andrea Moro, uno dei protagonisti delle ricerche, è quello di realizzare un nuovo esperanto.
Il Prof Renato Corsetti, docente presso La Sapienza di Roma di psicopedagogia del linguaggio e della comunicazione commenta l'esperimento.
Imparare le lingue straniere e' tutta una questione di ragionamento
L'esperimento di Andrea Moro dell'università «Vita e salute» del San
Raffele di Milano, Maria-Cristina Musso e due colleghi
dell'università di
Amburgo, Cornelius Weiller e Christian Buchel, e' di grande
importanza e di
grande attualità. Di attualità in quanto si inserisce nel filone
degli
esperimenti effettuati con la risonanza magnetica, che ci permette di
aprire una finestra sul funzionamento "meccanico" della mente e di
importanza perché si inserisce nell'ampio dibattito sulla realtà o
meno
delle ipotesi circa la Grammatica Universale e la sua accessibilità
per il
discente di una lingua seconda.
Che le affascinanti teorie chomskiane tengano ancora impegnati i
ricercatori è una testimonianza dell'interesse a trovare spiegazioni
semplici, in qualche modo "religiose", a fenomeni complessi. Non per
niente
Piattelli Palmarini, praticamente invitato da Moro, prende subito
l'occasione per rinverdire tutto il filone di ipotesi choimskiane,
che
hanno trovato per la verità in passato poche conferme empiriche da
parte
della ricerca psicolinguistica.
Ma torniamo al punto: imparare le lingue straniere sarebbe tutta una
questione d'istinto ed esisterebbe una zona del nostro cervello che
presiede all'apprendimento delle lingue.
La seconda asserzione non mi sembra controversa. L'esistenza
dell'area di
Broca e le sue funzioni sono fatti accertati da tempo. Tutte le volte
che
si tratta di regole grammaticali quest'area entra in funzione. Se ne
era
accorto Broca già nell'ottocento.
La prima, ed il suo corollario: esistono delle regole universali del
linguaggio e solo rispettando queste si attiva l'area cerebrale delle
regole, si impara la lingua, mi sembra invece discutibile. Per
cominciare
tutta la ricerca sugli universali linguistici ancora non ha portato
a poche regole grammaticali di base incontrovertibili e
riscontrabili in
tutte le lingue, a parte generalizzazioni veramente molto generali.
Alcune di queste "regole" citate da Moro e da Piattelli Palmarini
sembrano
essere state citate proprio per essere contraddette.
Citiamo solo il principio, secondo l'articolista attribuibile a Moro
e
citato tra virgolette dell'esistenza di "un soggetto, un verbo, la
concordanza degli articoli". Basta aver studiato una serie di lingue
asiatiche o amerindiane per trovare la difficile distinzione tra
soggetti e
verbi. L'inesistenza della concordanza degli articoli si puo' trovare
anche
molto piu' vicino.
Piattelli Palamrini cita la regola "assurda", secondo la ricerca,
della
negazione al terzo posto. Ma non e' altrettanto assurda la regola del
verbo
al secondo posto tendenzialmente usata in tedesco.
Il fatto che il sogno di Moro sia un nuovo esperanto non piu' creato
a
tavolino ma sorretto da una robusta intelaiatura scientifica e molto
utile
per internet la dice lunga sugli equivoci esistenti sull'esperanto.
L'esperanto e' si' stato creato a tavolino, ma rispettando regole
grammaticali comuni a molte lingue indoeuropee e non indoeuropee. La
riprova della "naturalità" dell'esperanto è il fatto che durante un
secolo
è diventato una lingua "naturalmente" appresa e parlata in tutto il
mondo.
Si tratta di qualcosa di molto diverso dai linguaggi di
programmazione, cui
forse si pensa quando si allude a internet.
E' vero che l'esperanto, avendo regole facili e senza eccezioni,
viene
imparato rapidamente, molto piu' rapidamente di altre lingue
naturali. Ciò,
proprio per quello che dice questo esperimento, è possibile per il
funzionamento senza intralci dell'area di Broca, in altre parole per
il
fatto che la capacita' umana di mettere in relazione fatti e trarne
regole
ed applicarle a nuovo materiale viene esaltata da una lingua regolare
come
l'esperanto. Tutti coloro che hanno voluto interessarsi all'argomento
e
fare esperimenti, a partire dal pedagogista americano Thordike
all'inizio
del secolo scorso, se ne sono accorti e ne hanno scritto.
Che poi l'abitudine a ragionare in fatto di lingue aumenti le
capacita'
metalinguistiche di coloro che studiano l'esperanto e poi altre
lingue,
anche ciò è stato messo in evidenza da ultima dall'università tedesca
di
Paderborn negli anni settanta.
Ma anche per questo non c'è da postulare alcun fatto innato. Basta
applicare la normale capacità dell'uomo a risolvere problemi.
Renato Corsetti