Alla direzione dei programmi di RAI 3 per la regione Abruzzo la trasmissione per la riscoperta di paesini sperduti tra il Gran Sasso, la Majella e l'Adriatico non sembrava avere nulla di stonato a chiamarsi “Countries”, dati il programma mattutino di notizie “ Morning news” , l'audience, la RAI educational e il fast food, che diventa brunch in occasione di un rinfresco nella pausa di riunioni di lavoro anche se il food è costituito da scamorze e pomodori ed altre locuzioni del dolce stil novo.
Ma ad alcuni teleutenti la cosa è apparsa un po' scorretta e si sono rivolti al Comitato Allarme lingua che ha trovato nel quotidiano abruzzese La Cronaca un alleato pronto e spiritoso.
“Americanismo gratuito”, “RAI: da Zì Carminucce a Countries” i titoli che sembrano aver indotto la direzione di RAI 3 a cancellare “Countries”. Ora la trasmissione si chiama “Paesi”. Complimenti! (gb)
Il presidente della Commissione europea Romano Prodi ha dato incarico al Capo Unità Lars Mitek di chiarire al cittadino italiano Giulio Marino di Taranto ,che aveva suggerito l'adozione di una lingua neutrale come l'esperanto, che nell'Unione europea vige il multilinguismo che va pertanto rispettato, e che la scelta di una lingua unica non sia una soluzione appropriata e praticabile. Ingenuità o “diplomazia” ? Sarebbe ora si affrontasse il problema senza riserve mentali e si evitassero certe riposte soltanto demagogiche. Ecco comunque la rassicurante riposta della Commissione:
G.le Sig. Marino,
Il Presidente Prodi mi ha chiesto di rispondere al Suo e-mail del mese di
settembre 2003, che ho letto con grande interesse, nel quale Lei suggeriva
che le Istituzioni europee adottino una lingua neutrale come l'esperanto.
Considerato che le lingue parlate negli Stati membri dell'Unione sono
parte integrante del patrimonio culturale e dell'identità dei cittadini europei,
una modifica al sistema del multilinguismo, vigente attualmente in seno
all'Unione, sarebbe contraria a tale principio. Poter utilizzare la
propria madre lingua nei rapporti con le Istituzioni europee è fondamentale per
ogni cittadino. Il Trattato di Amsterdam ha riconosciuto questo diritto,
introducendo un'espressa disposizione nel Trattato istitutivo della
Comunità europea (art. 8 del Trattato CE).
Le lingue ufficiali dell'Unione hanno lo stesso status giuridico, come si
evince dal Regolamento del Consiglio N. 1 del 1958 e tale sistema non sarà
modificato con il prossimo allargamento a nuovi Stati.
I vari programmi comunitari intesi a promuovere gli scambi culturali nelle
scuole e nelle università (Socrates, Leonardo) e l'Anno europeo delle
lingue contribuiscono a promuovere la conoscenza delle lingue tra i cittadini
dell'Unione europea. E' mia convinzione, e la Commissione condivide tale
punto di vista, che la possibilità di utilizzare almeno due lingue
comunitarie, oltre alla propria lingua madre, rappresenti un vantaggio
indiscutibile per ogni cittadino dell'Unione europea.
Comprendo la Sua preoccupazione in merito alle difficoltà che comporta il
multilinguismo nelle Istituzioni europee, tuttavia non credo che la scelta
di un'unica lingua sia una soluzione appropriata e praticabile.
Colgo l'occasione per inviarLe i miei migliori saluti,
Lars Mitek
Capo Unitá