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www.disvastigo.it       DIS364  6/6/08

 

 

                                                                                                                                                                

 

         Non garba agli esperantisti la protesta violenta per il G8

 

Nuova vita (sediziosa) per l'esperanto?
I "black bloc" nipponici diventano "nigraj blokistoj"

Il famoso settimanale tedesco Der Spiegel si domanda se i servizi segreti giapponesi non incomincino ad innervosirsi: si è sparsa infatti la notizia (originata dal periodico britannico New Statesman), che gli anarchici esperantisti giapponesi, contrari al vertice del G8
che si terrà in luglio nell'isola giapponese di Hokaido, stiano tessendo i
propri contatti per l'organizzazione di proteste, comunicando tra loro nella
lingua internazionale esperanto, allo scopo di evitare che i loro colloqui, se
intercettati, possano essere capiti.
L'idea potrebbe sembrare azzeccata, perché non risulta (e come si
potrebbe del resto verificarlo, trattandosi di servizi segreti?) che
nell'Intelligence nipponico ci siano esperti di esperanto.
La notizia sembra fare il paio con quella di anni fa secondo cui, al
tempo della tragedia dell'11 settembre, mancavano gli interpreti di arabo nei
servizi segreti statunitensi. Nel caso dell'esperanto, però, i grattacapi
per gli 007 del Sol Levante sarebbero minori. Gli esperantisti hanno
sempre detto che la loro lingua si impara rapidamente: farebbero quindi in
tempo a prepararsi per il prossimo G8.
Vera o falsa che sia, la notizia ha il merito di aver attirato
l'interesse di importanti periodici europei, consentendo una notevole visibilità
per lo sparuto gruppo degli anarchici esperantisti giapponesi (minoranza assai
isolata nella diaspora esperantista).
Si tratta, in ogni caso, di una pubblicità che non garba agli esperantisti,
disturbati dal fatto che la loro lingua venga associata all'organizzazione
di proteste violente, un'attività ben lontana dagli scopi culturali e di
comunicazione che essi propugnano: favorire la pace e la comprensione
internazionale. Il loro colore simbolico è il verde, altro che il nero
dei "black bloc" (i "nigraj blokistoj", in esperanto).

 

Carlo Sarandrea

 

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