PENSIERI SCIOLTI

 

 

Riflessioni varie sul tema del degrado della lingua italiana e della superficialità del mondo politico e culturale di fronte al problema della comunicazione internazionale, che si accetta supinamente avviato in modo sempre più inarrestabile verso un monolinguismo distruttivo di lingue e culture. Le considerazioni che seguono formano una catena aperta a cui ognuno può contribuire con uno o più anelli. Inviateci i vostri pensieri anche se non in linea con il nostro allarme che ritireremmo molto volentieri..

 

 

I-                   La scelta di “I care”come motto del congresso DS con la presunzione di lanciare un messaggio da tutti comprensibile si aggiunge al “question time” di Violante alla Camera, al “morning news” della RAI, alla legge sulla “privacy” e all’infinita serie di termini inglesi introdotti dai politici nella vita pubblica italiana; (gb)

 

II-                La stampa nazionale è zeppa di gap, hub, trend e così via e delle mutilazioni inferte alle parole italiane da pigri traduttori come “supportare” “evaluare” che tolgono ormai il piacere della lettura;(gb)

 

 

III-              Espressioni stereotipate diffuse dai fumetti televisivi americani come “non c’è problema” (“no problem”) contribuiscono notevolmente ad inaridire la lingua. Ormai termini come inghippo,intoppo,noia,impe-dimento,difficoltà,disturbo vengono regolarmente sostituiti da “problema”;(gb)

 

IV-             Nonostante sia risultato da una ricerca condotta qualche anno fa che un messaggio pubblicitario in inglese non elementare possa esser compreso soltanto dal 6,5 % degli europei la pubblicità viene sempre più effettuata in inglese e perlopiù in un linguaggio gergale incomprensibile;(gb

 

 

 

 

 

 

V-                 Le ricorrenze tendono ad assumere la denominazione di day e s’introducono feste e riti come Halloween del tutto estranei alla nostra cultura;(gb)

 

VI-             Le insegne di certi negozi anche di piccoli paesi dell’entroterra fuori del flusso turistico recano ridicoli nomi inglesi come “barber shop” ed i cataloghi di certe ditte riportano denominazioni inglesi come “sleepingbag” per oggetti finora chiamati in italiano, come “sacco a pelo”;(gb)

 

 

VII-           Il Governo indice una campagna per la diffusione del computer e dell’inglese denominata “lo scemo del villaggio”, un grosso partito chiede che la RAI occupi il 20% dei suoi programmi all’inglese e all’informatica ed uno scrittore gran sostenitore del mondo anglosassone auspica una maggiore penetrazione scolastica dell’inglese con l’uso di tale lingua anche per insegnare alcune materie. Di altre lingue non si parla per niente dimenticando che ad esempio il tedesco è la lingua dell’Alto Adige e di tre nazioni attaccate alle Alpi che danno lavoro a moltissimi connazionali molti dei quali ,stando alle lamentele più volte espresse dal Ministro del Lavoro tedesco, potrebbero migliorare la loro posizione sociale se avessero avuto una maggiore conoscenza della lingua;(gb)

 

VIII-        L’atteggiamento parossistico di tanti genitori pressati dalla martellante esaltazione del valore della lingua inglese, della cui conoscenza non sarebbe assolutamente possibile fare a meno, condiziona l’insegnamento delle lingue nelle scuole escludendo, tranne rare eccezioni, tutte le altre;(gb)

 

 

IX-             Il fenomeno del pellegrinaggio in terra di Albione di giovanissimi per imparare una canzoncina in inglese al costo di almeno tre milioni costituisce un mercimonio scandaloso cui le giovani famiglie italiane non sembrano potersi più sottrarre;(gb)

 

X-                La superficialità con cui viene spesso trattato il problema linguistico sulla stampa sta a dimostrare l’indifferenza e l’anticultura di tanti formatori di opinione nazionali: qualche anno fa si scrisse addirittura che gli olandesi avevano deciso con una legge di cambiare lingua passando all’inglese, il che face ridere a lungo tutta l’Olanda;(gb)

 

 

XI-             La superficialità dell’uomo comune riguardo allo stesso problema risulta purtroppo non essere da meno. Molti infatti credettero placidamente alla falsa notizia e trovarono del tutto naturale il cambiamento dell’idioma nazionale da un giorno all’altro;(gb)

 

 

 

 

 

 

 

XII-           Il pericolo di estinzione, denunciato da tempo dai linguisti, delle lingue etniche per opera dell’inglese mondiale- come avvenuto con il latino, distruttore delle culture del tempo, compresa quella etrusca- costituisce una seria minaccia per l’umanità. Con la scomparsa degli idiomi nazionali scomparirebbero anche le varie identità;(gb)

 

XIII-         Se una lingua muore non muoiono solo le parole, muoiono le cose, i sentimenti. La stessa facoltà di pensare viene indebolita, come dimostra la triste vicenda dei mocheni del Trentino che perdendo la lingua –il Tedesco, non protetto al di fuori dell’Alto Adige- subirono un forte decadimento intellettivo;(gb)

 

 

XIV-        .Nel mondo della globalizzazione i popoli più piccoli, anche se ricchi di storia e di cultura, rischiano di venire sommersi, cancellati per sempre. La difesa della lingua, il suo uso e la sua continua creazione, sono perciò indispensabili per continuare ad esistere. (Francesco Alberoni: Un popolo che rinuncia alla sua lingua perde anche l’anima-Corriere della Sera 13/12/99 );

XV-            

Durante la conferenza stampa tenuta alla vigilia del vertice di Lisbona, in risposta ad un giornalista francese che esprimeva la sua preoccupazione per il predominio dell’inglese su internet, Prodi affermava: “Bisogna essere molto attenti alla salvaguardia non solo del francese ma delle diverse lingue nazionali locali. A mio avviso però in un successivo progresso si andrà verso culture specializzate su base locale. Ha ragione occorrono strumenti attivi”. Ma Prodi, come del resto gli altri politici non hanno alcun progetto e forse alcuna idea sulle misure da adottarsi in difesa delle lingue e delle culture;(gb)

 

XVI-        In una intervista Tullio De Mauro, Ministro P.I., afferma con grande disinvoltura :” Non sarebbe male che l’inglese diventasse davvero la lingua ufficiale nei lavori dell’Unione europea. L’inglese ha una funzione transglottica e la presenza di una lingua transglottica non ha mai cancellato le altre” lasciandoci perplessi e come politico e come linguista.(gb)

 

XVII-     Nel n.ro 36 feb.2000 della rivista COLORS sfogliata per caso leggo:” Contribuisci a cancellare le altre 4000 lingue parlate nel mondo, insegna inglese nei paesi in via di sviluppo. La VSO (Voluntary Service Overseas) è un’associazione di beneficenza che invia insegnanti di inglese qualificati in 33 paesi”. Segue l’indirizzo di Londra. (gb)

 

 

XVIII-   John Derbyshire del National Review riporta in un articolo del 24 aprile u.s. di aver creato un collegamento ad una pagina in tedesco e di aver annotato che coloro che non conoscevano tale lingua potevano trovare la traduzione aggiunta al testo. Ebbene il giornalista dice di avere prontamente ricevuto un messaggio da un lettore americano che diceva: “ il tedesco? Dimentichi che sono americano. Se i tedeschi vogliono farsi capire, che parlino inglese! Noi non abbiamo né tempo, né bisogno di imparare delle lingue destinate a fare la fine del latino e del sanscrito”. John Derbyshire teme che questo sia un atteggiamento ben diffuso anche se pochi lo manifestano così brutalmente. (gb)

 

XIX-        Secondo David Crystal, autore di “English as a global language”, nessun’altra lingua ha avuto nella storia dell’umanità una diffusione che si possa paragonare all’inglese” Tutto definito,allora? In realtà, come nota lo stesso studioso, il predominio linguistico dell’inglese non significa che la situazione attuale sia irreversibile e non garantisce neppure sempre, fra coloro che si ritengono anglofili, un adeguato livello di comprensione. In India, per esempio, con una popolazione di circa un miliardo di persone e nonostante che nell’amministrazione civile e nelle scuole l’inglese sia riconosciuto come lingua ufficiale, la percentuale che parla inglese correttamente, secondo le stime più accreditate, rimane assai al di sotto del 5%. (RenzoCianfanelli: Il mondo parlerà cento inglesi diversi-Corriere della Sera 29-12-2000)

 

 

XX-          Come fa notare l’indagine condotta da David Graddol, un ricercatore britannico della Open University che ha elaborato un modello statistico sulla prevedibile evoluzione delle lingue nel mondo durante i prossimi cinquant’anni, quando si parla di “egemonia linguistica” dell’inglese occorre tener presente l’enorme divario che già separa l’inglese, parlato come lingua materna da 375 milioni di uomini e donne, rispetto agli oltre 1.100 milioni di lingua cinese.Nel 2050. a detta di Graddol, mentre la popolazione di lingua madre cinese sarà salita a quasi 1,4 miliardi, seguita dall’hindi e dall’urdu con 556 milioni, l’inglese sarà retrocesso al quarto posto fra le lingue mondiali, dopo l’arabo e praticamente quasi alla pari con lo spagnolo, con poco meno di 500 milioni per ciascuna lingua. (Renzo Cianfarelli-Corriere della sera 29-12-2000.

XXI-         

Da un punto di vista scientifico 1) si è scoperto che per esprimersi in inglese il cervello impegna entrambi gli emisferi: quindi maggiore dispendio energetico a livello neuronico e difficoltà maggiori per i dislessici.          Come può una lingua, i cui difetti peculiari 2) sono nella pronuncia (molteplicità di parole omofone), nella scrittura (uno stesso suono può essere descritto con un insieme di caratteri diversi), nell’accentuato idiomatismo (uso di locuzioni non corrispondenti alla somma delle componenti), assurgere al ruolo di lingua franca internazionale? La quale dovrebbe essere improntata a semplicità grammaticale, corrispondenza del suono ad una struttura univoca, complesso di radici verbali già patrimonio comune dell’umanità. In una parola: l’Esperanto.

  1)Vd. Art. di Alberto Oliverio su “Corriere della sera” pag. 27 del 5.03.2000

2)G.B.Shaw, prossimo alla fine, espresse il desiderio di donare una cospicua parte della sua non irrilevante eredità a chi avesse semplificato la scrittura inglese. (Giuseppe Lalli)

 

    XXII     L’imbarbarimento linguistico a Chieti parte dalle Poste   Italiane

 

 Una volta il cartellone dei lavori in corso davanti ad un edificio riportava Lavori di ristrutturazione fabbricato  ecc. o qualcosa di simile, sempre  comprensibile. Oggi può capitare di leggere, come davanti al palazzo delle Poste di Chieti Scalo, a chiare lettere “Realizzazione nuovi LAYOUT”. Se ci avessero scritto TOC TOC o PUK PUK il messaggio non sarebbe cambiato.

 

 

 

 

Infatti il termine è certamente del tutto sconosciuto per la gran maggioranza e pensare che le Poste si rivolgano a quei pochissimi che lo conoscono è fuori di ogni logica. Significa “progetto, modello, distribuzione delle aree” ed è quindi anche improprio il suo uso in questo caso. Gli impiegati postali poi hanno capito che ora l’ufficio si chiama layout. Del resto il cattivo esempio lo ha dato lo Stato con la legge sulla “privacy”, con il “question time” della Camera, col “morning news” della RAI e via dicendo e così i signori delle Poste sono convinti di mostrare una mentalità avanzata spargendo termini inglesi sui cartelloni e sulle scritture d’ufficio, ma fanno la figura del barbiere tornato al paesello dagli USA che scrive “Barber shop” sulla bottega.(gb)

                  XXIII       

Circa l’insegnamento precoce di una lingua straniera alle elementari vi sono dei dati che dovrebbero esser presi in considerazione da chi di competenza.

 

Uno:le varie sperimetazioni effettuate finora, soprattutto nell’Istituto di Pedagogia Cibernetica dell’Università di Paderborn, sui risultati dell’apprendimento dell’esperanto di fronte a quello di altre lingue, hanno portato alla  conclusione che i bambini che avevano studiato due anni l’esperanto e due anni l’inglese (che a noi interessa di più) conoscevano l’inglese meglio di quelli che avevano studiato quattro anni solo l’inglese.

 

Due: da una ricerca condotta nell’Università di Dundee in Scozia  sull’apprendimento dei bambini scozzesi a leggere e scrivere nei confronti di bambini di altri 14 paesi è risultato che quelli scozzesi ritardavano da due a tre anni l’apprendimento per la complessità della scrittura della lingua inglese.

 

Non sarebbe quindi il caso di insegnare prima l’esperanto, che i bambini possono apprendere come un gioco e non soffrendo, e poi, quando si è già più grandicelli e si ha una base linguistica, passare all’inglese, se proprio non se ne può fare a meno? (gb)

 XXIV - 

Ecco parte dell’articolo della BBC-NEWS del 4 settembre 2001 in cui si riportano i risultati di una ricerca condotta dall’Università di Dundee sulle difficoltà dei bambini scozzesi a leggere e scrivere che li porrebbero in ritado di due o tre anni di fronte ai bambili di altri paesi.

 

Children 'slow' at learning English

 

Children learning to read and write in English are slower to master it than other European youngsters learning their own language, new research suggests.  Researchers at Dundee University compared literacy skills of primary school children in Scotland with 14 other countries.                                                                            They found that the Scottish children took two to three years to reach the same literacy levels as their foreign counterparts.

 

 

Project leader Professor Philip Seymour told the British Association Festival of Science that factors like complex spelling and syllable structure could be responsible.                      

  Speaking at the event at Glasgow University, he called for further research into whether children should start learning earlier.                                                                Professor Seymour said: "Mastery of basic foundation elements of literacy clearly occurs much more slowly in English than in many other European languages.                                            

 "The slow rate of progress in English may be related to some degree to educational factors such as age of starting school or teaching methods.                                "However, it seems likely that the main cause is linguistic and derives from difficulties created by the complex syllable structure and inconsistent spelling system of English."

Giorgio Bronzetti

 

XXV-  Il «Nouvel Observateur»  nel suo numero fuori serie dedicato ai 40 anni della testata, cita anche due italiani, tra i 25 «grandi pensatori del mondo intero»: Toni Negri, indicato come «il nuovo Marx», e Giorgio Agamben, definito «il pensatore del futuro».
Molto interessante l'ossservazione, secondo «Nouvel Observateur», che "il villaggio globale, comunica poco e male." La comunicazione mondiale virtuale, secondo il quotidiano francese, si manifesta illusoria e maschera la gabbia linguistica in cui si trovano i pensatori degli altri paesi, per cui è sempre più difficile sfuggire alla «maledizione di Babele». Questa la ragione per cui la testata francese ha deciso di pubblicare un elenco ragionato dei pensatori che rappresentano «la coscienza del nostro tempo e i precursori del mondo di domani». Segnalazione di Giuseppe Valente di Trieste